Tuesday, June 16, 2009

Il calcio e lo spettacolo

Qualche tempo fa parlavo con una persona che orgogliosamente si definisce tifoso (di calcio), che guarda le partite allo stadio, partecipa attivamente quando c'è scontro (verbale o fisico) con la tifoseria della squadra avversaria, che invece contesta la sua squadra quando i giocatori non ottengono i risultati sperati.
Ora, nella mia visione dello sport e degli avvenimenti sportivi tendo inevitabilmente ad equiparare gli spettatori a quelli che possono essere i comuni frequentatori di cinema o teatri; gente a cui piace (un film, una rapprsentazione, una partita di calcio) ciò che va a vedere e che si trova in quel determinatoi luogo (cinema, teatro, stadio) per assistere ad uno spettacolo che sia il più interessante possibile. Visto in quest'ottica, che è utopistica solo a causa del livello di incivile "libertà" a cui si è giunti dopo anni di noncuranza delle strutture (stadi vecchi, inutilmente enormi e fatiscenti) e delle regole (insensate recinzioni o fossati, teppisti ai quali all'interno e nei dintorni dello stadio tutto è permesso), l'andare allo stadio potrebbe diventare una normalissima occasione di incontro e raduno di persone accomunate da una passione, slegate da quell'interesse viscerale per il risultato, che è una componente dello sport ma non deve essere prioritaria, a maggior ragione per chi guarda e non partecipa attivamente all'evento, e che tanti danni crea. Ma è oggi auspicabile uno spostamento di interesse dal risultato alla prestazione, dall'andamento della partita agli episodi singoli caratterizzati dall'estro dei giocatori? E potrà forse la ricerca del bello, del gesto atletico, tecnico, aiutare a raggiungere questo obiettivo?

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