Monday, February 15, 2010

La vita che ho visto

Che fare quando si varcano le porte della percezione di un mondo da sempre immaginato, schivato, voluto, perso, desiderato, buttato, lontano anni luce da ciò che sono io oggi, ora ed una volta lì, come bambini con un lecca lecca enorme, una volta inutilmente e scioccamente fieri e certi che il futuro sia, sarà radioso e a portata di mano e chiaro, semplice e semplicemente bello, ti pare di conoscerne già i meccanismi, di averli oliati e riparati milioni di volte, non succede nulla? Come mi ci ero avvicinato, ma ora capisco che mi ci avevano portato e anche se mi teneva per mano non era dolce ma spietata la sua fretta, stringo i pugni e non stringo nulla e non so come comportarmi una mossa e crolla tutto, così ora mi ritrovo lontano, altrove.
Anche se è facile farlo di ciò che non si ha, non sarà facile innamorarsi di qualcosa che non sia quella vita.

Friday, January 29, 2010

Chi è Trivo?

La recensione di And di qualche settimana fa mi aveva incuriosito per svariati motivi e mi ha fatto avvicinare a Trivo. Ma chi è, in definitiva, questo ragazzo pugliese? E da dov'è nata la romantica accozzaglia di suoni, voci e sentenze (no, charlie brown non è mio amico...) mixati con pezzi più simili a canzoni dai testi stralunati, quali il gatto nel cervello?
(ma non poi così tanto stralunati visti i temi affrontati e le citazioni più o meno nascoste; ma sempre con ironia).
E' Trivo stesso che lo racconta nell'intervista di ieri sera al blog dell'alligatore, un botta e risposta di quasi tre ore dal quale si capisce qualcosa di più sul cantautore?cantante?regista?registra?artista a tutto tondo? foggiano (che tra l'altro non dimentica di omaggiare i fans vicini e lontani :)).

Blog di And con recensione su Trivo
Intervista
Myspace di Trivo

Forbici

Ecco un paio di suggerimenti nel caso ci fosse qualcuno che volesse tatuarsi delle forbici.


Friday, January 22, 2010

Quel prurito

Ecco un'altra volta confermata la teoria che gli scrittori/saggisti esistono, da sempre, per dare forma a sensazioni che i più (o i meno, sensibili o che) a volte non riescono a raccontare o nemmeno a decifrare. Questa volta ho trovato spiegazione a quel prurito che sento praticamente da sempre ogni volta che ascolto le frasi contenenti parole piuttosto vuote come "mostro sacro" o "colui che ha cambiato la storia del rock/cinema/..." o "il cantante/scrittore/pittore/... migliore di sempre".
In soccorso mi è venuto D.F. Wallace che scrisse:

"...Trasformare qualcuno in un'icona
equivale a trasformarlo in un'astrazione,
e le astrazioni non sono in grado di avere
una comunicazione vitale con i vivi."

(Il Dostoevskij di Joseph Frank)

Mi sento sollevato. E' insopportabile avvicinarsi a qualcosa di nuovo, qualcosa che viene descritto come "Un classico" e non avere la sufficiente lucidità per apprezzarlo, non entrare in sintonia, cercare assennatamente tra le righe (più o meno metaforicamente) le tracce di tanta grandezza e non riuscire ad apprezzarla in pieno.
Sia chiaro, non è un fatto di giudizio, se i "grandi" sono tali un motivo c'è; è l'approccio con loro e le loro opere che viene segnato da chi le eleva a qualcosa che rasenta il mistico.